Che cosa sono le vigne a piede franco?

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Che cosa sono le vigne a piede franco?

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Le vigne a piede franco sono viti che crescono sulle proprie radici, senza essere innestate su un portainnesto di vite americana. Sono relativamente rare in Europa perché, dopo l’arrivo della fillossera alla fine dell’Ottocento, l’innesto è diventato il principale sistema utilizzato per proteggere la vite europea da questo insetto.
In Irpinia sono sopravvissute anche piante molto antiche a piede franco. Feudi di San Gregorio le studia da anni per comprenderne l’identità genetica e preservare un patrimonio viticolo che, in alcuni casi, supera il secolo di età.

Che cosa significa esattamente “a piede franco”?

Per capire l’espressione bisogna partire dalle radici.
Una vite a piede franco è una pianta nella quale radici e parte aerea appartengono alla stessa vite, senza un punto di innesto tra due piante differenti.
Nella viticoltura europea contemporanea la situazione più comune è diversa: la varietà che produce l’uva viene innestata su un portainnesto, cioè sull’apparato radicale di un’altra vite selezionata per la sua resistenza alla fillossera (parassita).
Nel caso di una vite a piede franco questo passaggio non c’è.
L’Aglianico, per esempio, cresce direttamente sulle proprie radici.
Questa distinzione può sembrare molto tecnica, ma è fondamentale per comprendere perché le vigne a piede franco siano diventate relativamente rare e perché alcune di quelle sopravvissute vengano studiate con particolare attenzione.

Perché quasi tutte le vigne europee sono innestate?

La ragione principale è la fillossera, un piccolo insetto che attacca la vite e in particolare il suo apparato radicale.
La sua diffusione in Europa, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, provocò una delle crisi più profonde nella storia della viticoltura europea.
Le varietà europee di Vitis vinifera erano particolarmente vulnerabili all’attacco della fillossera sulle radici.
La soluzione che si impose fu l’innesto.
Invece di coltivare direttamente le varietà europee sulle proprie radici, si cominciò a innestarle su portainnesti derivati da viti americane, più resistenti all’insetto.
Il sistema permetteva di conservare la parte della pianta che produceva l’uva — per esempio Aglianico, Fiano o Greco — utilizzando però un apparato radicale capace di resistere meglio alla fillossera.
Questa pratica è diventata la norma nella viticoltura europea moderna.

Come è fatta una vite innestata?

Una vite innestata è composta, in modo semplificato, da due parti.

Parte

Che cosa fa

Portainnesto

Forma l’apparato radicale ed è scelto anche per la resistenza alla fillossera

Nesto

È la varietà che produce l’uva, per esempio Aglianico, Fiano o Greco

 

È la varietà che produce l’uva, per esempio Aglianico, Fiano o Greco
Il punto nel quale le due parti vengono unite è chiamato punto d’innesto.
In una vite a piede franco questa separazione non esiste: la pianta cresce sulle proprie radici.
È questa la caratteristica che definisce il termine. Non l’età della pianta, non la forma di allevamento e nemmeno la qualità del vino prodotto.

Una vite a piede franco è sempre una vite vecchia?

No. “Piede franco” e “vigna vecchia” indicano due cose diverse.
Piede franco descrive il rapporto tra la pianta e le sue radici: significa che la vite non è innestata.
Vigna vecchia descrive invece l’età delle piante.
Le due caratteristiche possono coincidere, come accade in alcune vigne storiche irpine, ma non sono sinonimi.
Una vite molto vecchia può essere innestata. Allo stesso modo, una vite a piede franco non deve necessariamente avere cento anni.
Questa distinzione è importante perché nel linguaggio del vino espressioni come “vigne centenarie”, “prefillossera” e “piede franco” vengono talvolta utilizzate insieme fino a sembrare equivalenti.
Non lo sono.

Che cosa significa “prefillossera”?

Anche prefillossera è un concetto diverso.
Il termine viene utilizzato per indicare viti o vigneti che risalgono a prima dell’arrivo e della diffusione della fillossera in un determinato territorio.
Una pianta prefillossera è quindi, per definizione, molto antica.
Una vite a piede franco, invece, viene definita in base all’assenza dell’innesto.
In alcuni vigneti storici le due condizioni coincidono: si trovano cioè piante molto vecchie, sopravvissute alla fillossera e ancora sulle proprie radici.
È proprio questa combinazione a rendere particolarmente interessante parte del patrimonio viticolo antico dell’Irpinia.
Infatti qui vigne antiche, prefillossera e a piede franco sono sopravvissute all’interno di un paesaggio viticolo estremamente frammentato e vengono ancora allevate con sistemi tradizionali.
Tra questi c’è la raggiera avellinese, chiamata localmente anche tennecchia. Nelle vigne più antiche – come quelle in cui Feudi di San Gregorio produce il Serpico – si possono incontrare pergole con piante molto sviluppate, alte più di 2,5 metri e con tralci che possono raggiungere diversi metri di lunghezza.
Proprio perché sono eccezioni, le piante sopravvissute rappresentano un patrimonio da conoscere e studiare.

Perché Feudi di San Gregorio studia le vigne a piede franco?

Perché una vite antica non è interessante soltanto per la sua età.
Può contenere un patrimonio genetico formatosi e conservatosi nel territorio nel corso di molti decenni.
Feudi di San Gregorio lavora da oltre quindici anni con università italiane e internazionali sullo studio e sulla riproduzione delle vecchie viti irpine.
Le piante prese in considerazione hanno età che vanno indicativamente da 70 a oltre 150 anni.
Il lavoro non consiste semplicemente nel censire le piante più vecchie.
L’obiettivo è studiarne il patrimonio genetico, identificare gli esemplari più interessanti e preservare una biodiversità che rischierebbe altrimenti di andare perduta con la scomparsa delle singole piante.

Che cos’è il progetto I Patriarchi?

I Patriarchi racconta soprattutto il versante scientifico di questo patrimonio: identificare, studiare e riprodurre il materiale genetico delle viti storiche significa trasformare la memoria dei vigneti in una risorsa per quelli futuri.
I Patriarchi è il progetto con cui Feudi di San Gregorio ha approfondito lo studio delle vigne centenarie irpine insieme al professor Attilio Scienza e all’Università di Milano.
Il progetto ha preso in esame piante prefillossera e a piede franco, studiandone il DNA e catalogandone le caratteristiche genetiche.
L’aspetto più interessante è che la ricerca non si ferma alla conservazione.
Alcune delle piante individuate come particolarmente significative sono state codificate e riprodotte, in modo da trasferire parte di questo patrimonio genetico alle nuove generazioni di vigneti.
Nel caso dell’Aglianico, alcune di queste selezioni sono state utilizzate nei nuovi impianti del nuovo vigneto Dal Re.
La vecchia vite diventa così non soltanto una testimonianza del passato, ma anche una possibile risorsa per il futuro.

Che cosa può insegnare il DNA di una vecchia vite?

All’interno di un vigneto storico le piante non sono necessariamente identiche tra loro.
Prima della diffusione della selezione clonale moderna, la propagazione della vite avveniva spesso scegliendo materiale vegetale direttamente dalle piante presenti nel territorio.
Nel corso del tempo questo ha contribuito a conservare una certa variabilità all’interno dello stesso vitigno.
Lo studio genetico permette di osservare questa diversità, riconoscere le piante e conservarne le caratteristiche.
È uno dei motivi per cui Feudi considera l’Irpinia una sorta di archivio genetico della vite: la frammentazione del territorio e la presenza di vigneti molto antichi hanno conservato materiale vegetale che può essere studiato, catalogato e riprodotto.

Serpico nasce da vigne a piede franco?

Con Serpico il racconto passa dalla ricerca al bicchiere: le uve delle vigne centenarie di Aglianico dell’area di Taurasi mostrano come un patrimonio viticolo ancora vivo possa diventare l’origine concreta di un vino.
Serpico, Irpinia Aglianico DOC, nasce infatti da vigne centenarie di Aglianico presenti nell’area di Taurasi, all’interno del patrimonio storico studiato da Feudi di San Gregorio.
Sono piante prefillossera e a piede franco, allevate con forme tradizionali e caratterizzate da dimensioni molto diverse rispetto a quelle di un moderno vigneto a spalliera.
Serpico rappresenta quindi un caso concreto nel quale lo studio delle vigne antiche entra direttamente nella produzione di un vino e il punto più interessante è ciò che quella vigna può conservare in termini di storia, adattamento al luogo e diversità genetica.

Il vino da vigne a piede franco è migliore?

Piede franco descrive come cresce la vite, non certifica la qualità del vino.
Dire che un vino è prodotto da vigne a piede franco fornisce quindi un’informazione importante sulla pianta e sulla storia del vigneto.
Non permette, da sola, di concludere che il vino sarà migliore di uno ottenuto da viti innestate.
È una distinzione utile anche quando si legge un’etichetta o una scheda tecnica: “a piede franco” è un’informazione viticola, non un giudizio di qualità.

Piede franco, vigna vecchia e cru indicano la stessa cosa?

No. Sono tre informazioni completamente differenti.

Termine

Che cosa descrive

Piede franco

Una vite che cresce sulle proprie radici, senza portainnesto

Vigna vecchia

L’età elevata delle piante

Prefillossera

Una vite o un vigneto precedente alla diffusione locale della fillossera

Cru

Nel linguaggio del vino, il legame con uno specifico vigneto o luogo particolarmente identificato


Una stessa vigna può possedere più di una di queste caratteristiche.
Può essere, per esempio, una vigna molto vecchia e a piede franco. Ma una caratteristica non implica automaticamente l’altra.
Separare questi concetti rende molto più semplice capire le informazioni utilizzate dai produttori quando raccontano l’origine di un vino.

Perché le vigne a piede franco interessano ancora oggi?

Perché permettono di osservare una viticoltura precedente alla generalizzazione dell’innesto.
Nel caso dell’Irpinia, il loro interesse aumenta quando si tratta di piante centenarie che hanno attraversato decenni di cambiamenti climatici, agricoli e sociali.
Il valore non è soltanto storico.
Studiare queste piante significa anche cercare di capire quale diversità genetica sia sopravvissuta, quali esemplari abbiano mostrato una particolare capacità di adattamento e quali caratteristiche possa avere senso conservare attraverso la propagazione.
E questo è utile per studiare il futuro della viticoltura.

In sintesi: che cosa sono le vigne a piede franco?

Le vigne a piede franco sono viti non innestate, che crescono direttamente sulle proprie radici.
È utile ricordare quattro cose:

  • sono diventate relativamente rare in Europa dopo la diffusione della fillossera;
  • piede franco non significa automaticamente vigna vecchia;
  • una vite a piede franco non produce automaticamente un vino migliore;
  • le piante antiche possono essere importanti per lo studio e la conservazione della biodiversità genetica.

In Irpinia alcune vigne centenarie a piede franco sono sopravvissute e vengono ancora studiate. Con il progetto I Patriarchi, Feudi di San Gregorio, il professor Attilio Scienza e l’Università di Milano ne hanno analizzato il DNA e lavorato alla conservazione e riproduzione del loro patrimonio genetico.

FAQ sulle vigne a piede franco

Che cosa significa piede franco nel vino?

Significa che le uve provengono da viti che crescono sulle proprie radici e non sono innestate su un portainnesto.

Perché le viti vengono normalmente innestate?

L’innesto si è diffuso in Europa dopo l’infestazione della fillossera per permettere alla vite europea di sopravvivere.

Una vite a piede franco è sempre centenaria?

No. Piede franco descrive l’assenza dell’innesto, non l’età della vite. Le due caratteristiche possono coincidere, ma non sono sinonimi.

Piede franco e prefillossera significano la stessa cosa?

No. Prefillossera indica l’epoca della vite rispetto alla diffusione della fillossera; piede franco indica invece che la pianta cresce sulle proprie radici.