Il Fiano di Avellino è un vino bianco DOCG prodotto in 26 comuni della provincia di Avellino, da uve Fiano. I vigneti si trovano indicativamente tra 250 e 700 metri e attraversano un territorio molto eterogeneo per suoli, altitudini ed esposizioni. Per questo il Fiano di Avellino può assumere caratteri diversi a seconda della zona di provenienza.
La vicenda del Fiano di Avellino è anzitutto una storia di rinascita. Nel secondo dopoguerra il vitigno si ridusse drasticamente; negli anni Settanta, Lapio era uno dei pochi luoghi in cui sopravviveva una presenza significativa di Fiano. Da quel nucleo si apre il racconto della sua ripresa, fino a una denominazione che oggi comprende 26 comuni e territori molto diversi.
È proprio questa variabilità uno degli elementi più importanti per comprenderlo. Parlare di un unico stile del Fiano di Avellino rischia di semplificare una denominazione che si estende per quasi 40 chilometri tra i suoi punti più lontani.

Dove si produce il Fiano di Avellino?
La denominazione comprende 26 comuni nella parte occidentale della provincia di Avellino, arrivando verso i confini con le province di Benevento, Napoli e Salerno.
È la più estesa geograficamente tra le tre DOCG irpine.
Il paesaggio è prevalentemente collinare e montano.
A ovest si trovano i Monti del Partenio e di Avella; verso sud-est i Monti Picentini. Il territorio è attraversato dai fiumi Sabato e Calore e da numerosi corsi d’acqua minori.
Le distanze sono significative: tra i punti più lontani della denominazione si arriva a quasi 40 chilometri.
È quindi naturale che all’interno di un’area così ampia cambino condizioni climatiche, geologia, esposizioni e tempi di maturazione.
A quale altitudine si coltiva il Fiano?
I vigneti del Fiano di Avellino possono trovarsi indicativamente tra 250 e 700 metri sul livello del mare, con una forte concentrazione tra 300 e 600 metri.
L’altitudine è però soltanto una delle variabili.
La viticoltura della denominazione è fortemente frammentata. I vigneti possono trovarsi su pianori, pendii dolci, costoni più ripidi, crinali e aree pedemontane.
Anche le esposizioni cambiano.
Questa frammentazione è uno dei motivi per cui il Fiano si presta particolarmente bene a essere studiato attraverso le singole parcelle. FeudiStudi, il progetto di ricerca e zonazione di Feudi di San Gregorio, ne da infatti uno spaccato interessante con possibilità di degustazioni orizzontali (stessa annata, stesso vitigno, differente vigneto) che permette di comprendere la varietà del suolo e dei diversi appezzamenti.
Su quali terreni cresce il Fiano di Avellino?
Nella denominazione prevalgono terreni di origine vulcanica e marina.
Si possono incontrare:
- terreni tufacei;
- argille e calcari;
- combinazioni argilloso-arenacee;
- arenarie e marne;
- ceneri vulcaniche;
- lapilli;
- sabbie;
- dolomie e calcari in aree più limitate;
- conglomerati;
- combinazioni di argilla e pietre.
Queste differenze possono manifestarsi anche tra aree non molto distanti.
Fiano e Fiano di Avellino sono la stessa cosa?
No. Fiano è il nome del vitigno. Fiano di Avellino è il nome della denominazione.
Il vitigno Fiano può essere coltivato anche al di fuori dell’area della DOCG.
Quando sull’etichetta compare invece “Fiano di Avellino DOCG”, il vino è legato a un’origine geografica definita e alle regole della denominazione.
È la stessa distinzione che bisogna fare tra Greco e Greco di Tufo oppure tra Aglianico e Taurasi.
Perché si chiama Fiano “di Avellino”?
La storia del nome è interessante perché è diversa da quella di Taurasi e Greco di Tufo.
Taurasi e Tufo erano già diventati riferimenti territoriali per il vino prima della nascita formale delle rispettive denominazioni.
Nel caso del Fiano la situazione era differente.
Nel secondo dopoguerra il vitigno attraversò una fase di forte contrazione e arrivò vicino alla scomparsa dal paesaggio viticolo irpino.
Negli anni Settanta una delle aree in cui il Fiano conservava ancora una presenza significativa era Lapio, anche se si trattava comunque di pochi ettari.
Seguendo una logica strettamente territoriale, si sarebbe potuto immaginare un nome come “Fiano di Lapio”.
Quando nel 1978 venne istituita la DOC, si scelse invece il nome Fiano di Avellino.
La scelta permetteva di identificare una comunità produttiva più ampia e di lasciare spazio alla futura espansione del vitigno nell’intera provincia.
Il riconoscimento della DOCG arrivò nel 2003.
Come è rinato il Fiano in Irpinia?
La crescita moderna del Fiano di Avellino è soprattutto una storia degli ultimi decenni del Novecento.
A partire dagli anni Ottanta iniziò una progressiva ricostruzione del vigneto.
La crescita della domanda di vini bianchi, insieme ai cambiamenti nelle abitudini alimentari e sociali, contribuì a rendere nuovamente interessante la coltivazione di Fiano e Greco.
La trasformazione fu rapida e non sempre ordinata.
Molti agricoltori inizialmente vendevano le uve alle aziende vinicole. Con il tempo, e in particolare dopo la riduzione dei prezzi delle uve nei primi anni Duemila, alcuni produttori decisero di imbottigliare direttamente.
Il paesaggio attuale del Fiano di Avellino è quindi anche il risultato di questa ricostruzione relativamente recente.

Quando si vendemmia il Fiano di Avellino?
La raccolta avviene generalmente tra la seconda metà di settembre e la prima decade di ottobre.
Ma anche questo dato cambia molto da zona a zona.
Tra i vigneti più precoci e quelli più tardivi possono esserci 20-30 giorni di differenza.
Negli ultimi anni queste variazioni sono diventate ancora meno prevedibili.
Il cambiamento climatico ha un ruolo, ma non è l’unico fattore. Incidono anche altitudine, esposizione, caratteristiche del vigneto, gestione agronomica e obiettivi produttivi.
Il momento della vendemmia è infatti una scelta: due produttori che lavorano in condizioni simili possono decidere di raccogliere in momenti differenti in funzione del vino che vogliono ottenere.
Perché il Fiano di Avellino cambia così tanto da una zona all’altra?
Perché la denominazione combina una grande estensione geografica con una forte frammentazione dei vigneti.
Cambiano contemporaneamente più fattori:
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Fattore |
Che cosa può cambiare |
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Altitudine |
I vigneti si distribuiscono indicativamente tra 250 e 700 m |
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Suolo |
Tufo, argilla, calcare, arenaria, marne, materiali vulcanici e altre combinazioni |
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Esposizione |
Cambia la quantità e il momento della luce ricevuta |
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Pendenza |
Influenza drenaggio, lavoro in vigna e microclima |
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Vendemmia |
Può variare di 20-30 giorni tra zone precoci e tardive |
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Scelte produttive |
Gestione della vigna, momento di raccolta, vinificazione e affinamento |
Per questo il Fiano di Avellino è probabilmente la denominazione irpina nella quale la provenienza specifica del vigneto merita maggiore attenzione
Per il Fiano, la lettura per singolo vigneto è infatti particolarmente significativa.
Feudi di San Gregorio nei circa 300 ettari vitati, suddivisi in oltre 800 particelle, studia come le differenze di quota, orientamento e terreno influiscono nell’interpretazione di uno stesso varietale.
E il Fiano è uno dei vitigni sui quali questo approccio diventa particolarmente interessante.
Se la denominazione fosse uniforme, studiare separatamente centinaia di parcelle avrebbe un valore limitato. Nel Fiano di Avellino, invece, l’osservazione dei singoli vigneti permette di capire come la stessa varietà reagisca a luoghi differenti.
Da questa esperienza sono nati anche vini legati a vigneti specifici.
Pietracalda Fiano di Avellino DOCG Riserva, è un cru che prende il nome dal vigneto di provenienza.
Il progetto FeudiStudi porta questa logica ancora più avanti: seleziona specifici vigneti e micro-territori dell’Irpinia, vinificandoli separatamente in quantità limitate per studiare la relazione tra annata e luogo. La produzione di queste microvinificazioni è nell’ordine di circa 2.000 bottiglie.

Il Fiano di Avellino può invecchiare?
Sì. Il Fiano di Avellino è un vino bianco capace di evolvere nel tempo, soprattutto quando proviene da vigneti e vinificazioni pensati per questo obiettivo.
È importante dirlo perché uno dei luoghi comuni più diffusi sul vino è che i bianchi debbano essere bevuti necessariamente giovani. Non è così.
Nel Fiano la capacità di attraversare gli anni nasce dall’equilibrio. L’acidità aiuta a conservare vitalità, ma il risultato dipende anche dalla maturità delle uve, dalla provenienza e dalle scelte di cantina. È in questa combinazione, più che in un singolo parametro, che si riconosce la prospettiva di evoluzione del vino.
L’acidità, però, non è l’unica condizione. La capacità di evoluzione dipende anche da:
- qualità e maturità dell’uva;
- struttura del vino;
- caratteristiche dell’annata;
- provenienza del vigneto;
- vinificazione;
- affinamento;
- conservazione della bottiglia.
Feudi ha lavorato in modo esplicito sulla longevità dei bianchi irpini con Pietracalda Fiano di Avellino DOCG Riserva e Cutizzi Greco di Tufo DOCG Riserva, che vengono proposti anche in vecchie annate con la volontà di condividere con gli appassionati il potenziale di invecchiamento dei grandi bianchi irpini.
Fiano di Avellino e Greco di Tufo sono simili?
Sono entrambi vini bianchi DOCG dell’Irpinia, hanno entrambi freschezza e grande potenziale di invecchiamento, ma non sono la stessa cosa.
Nascono innanzitutto da due vitigni differenti: Fiano e Greco.
Cambiano anche le dimensioni e le caratteristiche dei territori.
Il Greco di Tufo comprende otto comuni in totale e un’area relativamente più compatta. Il Fiano di Avellino comprende invece 26 comuni e quasi 40 chilometri tra i punti più lontani.
Anche il calendario della vendemmia tende a essere differente. Il Fiano viene generalmente raccolto dalla seconda metà di settembre ai primi giorni di ottobre; il Greco tende a concentrarsi nella prima metà di ottobre.
A livello degustativo, nel fiano si riscontra sicuramente una maggiore ampiezza aromatica e un maggior bilanciamento, mentre il greco è un vino più chiuso che ha però una spiccata mineralità.
Che cosa significa Fiano di Avellino Riserva?
È una menzione legata a specifici requisiti produttivi della denominazione (per la Riserva è richiesto un affinamento minimo di 12 mesi) e deve essere distinta anche dal concetto di cru.
Feudi produce diverse interpretazioni di Fiano di Avellino DOCG Riserva, tra cui Pietracalda e Campanaro.
Pietracalda permette di vedere bene la differenza tra i due concetti: è una Riserva per la tipologia alla quale appartiene all’interno della denominazione ed è un cru perché è legato a uno specifico vigneto.
Sono quindi informazioni diverse, che possono convivere sulla stessa bottiglia.
Con cosa si abbina il Fiano di Avellino?
Il Fiano di Avellino è un bianco con sapidità, struttura e personalità aromatica che si abbina bene a piatti quali
- zuppe di pesce e legumi
- risotti o primi alle verdure (ortica, asparagi, zucca, porcini)
- ragù bianco
- piatti di pesce strutturati
- coniglio
- carpacci di pesce fresco (tonno, spada, salmone)
- tartare di gamberi o tonno, anche con note esotiche come la soia e zenzero
In sintesi: che cos’è il Fiano di Avellino?
Il Fiano di Avellino è un vino bianco DOCG irpino prodotto da uve Fiano.
Sei elementi per inquadrarlo:
- la denominazione comprende 26 comuni;
- si estende per quasi 40 chilometri tra i punti più lontani;
- i vigneti si trovano indicativamente tra 250 e 700 metri;
- i suoli sono molto differenti tra una zona e l’altra;
- la vendemmia può variare di 20-30 giorni;
- ha un significativo potenziale di invecchiamento.
La sua caratteristica forse più interessante è proprio la diversità.
Lo stesso vitigno, coltivato all’interno della stessa denominazione, può reagire in modo differente a suolo, altitudine, esposizione e clima. Per questo conoscere la provenienza delle uve diventa particolarmente utile quando si vuole andare oltre il semplice nome Fiano di Avellino.
FAQ sul Fiano di Avellino
Fiano e Fiano di Avellino sono la stessa cosa?
No. Fiano è il vitigno; Fiano di Avellino è una denominazione DOCG con una precisa origine geografica e proprie regole produttive.
Il Fiano di Avellino può invecchiare?
Sì. Alcune interpretazioni hanno un importante potenziale di evoluzione. Acidità, struttura, vigneto, annata, vinificazione e conservazione contribuiscono alla longevità.
Qual è la differenza tra Fiano di Avellino e Greco di Tufo?
Nascono da vitigni differenti e da due denominazioni diverse. Il territorio del Fiano di Avellino comprende 26 comuni ed è molto più esteso; quello del Greco di Tufo ne comprende otto ed è relativamente più compatto.
A che temperatura si serve il Fiano di Avellino?
La temperatura di servizio ideale del Fiano di Avellino è 10-12°C.
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