Che vino è il Taurasi?

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Che vino è il Taurasi?

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Il Taurasi è un vino rosso DOCG prodotto in Irpinia da uve Aglianico. L’areale di produzione comprende 17 piccoli comuni della provincia di Avellino, con vigneti che si trovano tra i 300 e i 600 metri di altitudine. È un vino con un grande potenziale di invecchiamento e di evoluzione in bottiglia.
Capire il Taurasi, però, significa andare oltre la definizione. I 17 comuni della denominazione comprendono altitudini, suoli, esposizioni e tempi di maturazione differenti. Per questo due Taurasi possono avere caratteri diversi pur nascendo dalla stessa uva e all’interno della stessa DOCG.
La storia del Taurasi corre anche lungo i binari della cosiddetta ferrovia del vino. Tra Ottocento e Novecento, la stazione di Taurasi divenne un punto di raccolta dei rossi della Valle del Calore: il nome del luogo di partenza finì per identificare il vino stesso. È da questa storia di scambi, prima ancora che dalle regole della DOCG, che si può iniziare a leggere l’identità della denominazione.

Dove si produce il Taurasi?

Il Taurasi si produce in 17 comuni dell’Irpinia, in un territorio legato soprattutto alle valli attraversate dal fiume Calore Irpino, nella parte centro-occidentale della provincia di Avellino.
È una viticoltura prevalentemente collinare e montana. Le vigne della denominazione possono trovarsi indicativamente tra 250 e oltre 650 metri sul livello del mare, anche se la maggior parte è compresa tra 300 e 600 metri.
Non bisogna quindi immaginare il Taurasi come una distesa uniforme di vigneti.
Le parcelle vitate sono spesso piccole e distribuite su pendii con esposizioni differenti. Anche due vigneti relativamente vicini possono avere pendenza, orientamento e composizione del terreno diversi e daranno quindi vita a vini con caratteri diversi.
La complessità di questo paesaggio guida il lavoro di Feudi di San Gregorio: circa 300 ettari, ripartiti in oltre 800 particelle, vengono studiati tenendo conto delle caratteristiche di ciascun vigneto. Nel Taurasi questa lettura puntuale aiuta a riconoscere le differenze tra versanti e maturazioni.

Con quale uva si produce il Taurasi?

L’uva che identifica il Taurasi è l’Aglianico, uno dei vitigni a bacca rossa storicamente coltivati nell’Appennino meridionale.
Aglianico e Taurasi non sono sinonimi. L’Aglianico è un vitigno, cioè una varietà di vite. Taurasi è invece il nome di una denominazione del vino prodotto (nel territorio previsto dal relativo disciplinare) con l’Aglianico.
Di conseguenza, un vino ottenuto da Aglianico non è automaticamente un Taurasi.
La differenza diventa evidente anche osservando i vini prodotti da Feudi di San Gregorio: Piano di Montevergine Taurasi Riserva DOCG, Taurasi DOCG, Serpico Irpinia Aglianico DOC, Dal Re Irpinia Aglianico DOC e Rubrato Irpinia Aglianico DOC sono tutti vini da uve Aglianico, ma non appartengono alla stessa denominazione.

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Quali sono le caratteristiche del Taurasi?

Il Taurasi è generalmente un vino rosso strutturato, nel quale acidità e tannini hanno un ruolo decisivo.
I tannini sono sostanze presenti soprattutto nelle bucce e nei vinaccioli dell’uva e possono dare al vino quella sensazione asciutta e leggermente astringente percepibile sulle gengive. L’acidità, invece, contribuisce alla freschezza e alla tensione gustativa del vino. Sono entrambi fondamentali per il potenziale di invecchiamento di un vino.
Nell’Aglianico entrambe queste componenti possono essere particolarmente significative. E insieme alla concentrazione del vino e alle scelte di vinificazione e affinamento, contribuiscono significativamente alla sua capacità di evolvere.
Non sarebbe però corretto ridurre tutti i Taurasi a un unico profilo aromatico o gustativo.

Perché due Taurasi possono essere diversi?

La parola Taurasi definisce l’areale di origine e le regole produttive, ma non rende identici tutti i vini che portano questo nome, poiché, come abbiamo visto, all’interno della denominazione cambiano:

  • altitudine del vigneto;
  • esposizione;
  • pendenza;
  • composizione del suolo;
  • disponibilità idrica;
  • epoca di maturazione;
  • conduzione agronomica;
  • momento della vendemmia;
  • vinificazione e affinamento.

I 17 comuni del Taurasi comprendono ambienti differenti. Un Aglianico coltivato a 300 metri, su una determinata esposizione e composizione del suolo, non vive necessariamente le stesse condizioni di una pianta coltivata a 600 metri su un altro versante.
Anche il momento della vendemmia può cambiare.
Queste differenze si rispecchiano poi nel bicchiere, portando ognuna le proprie caratteristiche.
È un principio sul quale Feudi di San Gregorio lavora da anni attraverso la selezione e lo studio delle singole parcelle.
Il progetto FeudiStudi, per esempio, nasce proprio dall’osservazione delle micro-aree irpine e dalla selezione di vigneti capaci di raccontare in modo particolarmente netto le caratteristiche dell’annata e del luogo. Le microvinificazioni vengono prodotte in quantità molto limitate, nell’ordine di circa 2.000 bottiglie.

Su quali terreni nasce il Taurasi?

Nell’area della denominazione prevalgono terreni di origine marina, ai quali si affiancano suoli di origine continentale e zone di origine vulcanica più circoscritte.
Sono frequenti le combinazioni argilloso-calcaree, insieme ad arenarie e materiali piroclastici. In determinate aree sono presenti anche marne e scisti.
La composizione può cambiare sensibilmente anche a breve distanza.
È proprio questa variabilità a rendere interessante osservare il Taurasi non soltanto come denominazione, ma anche attraverso i singoli vigneti.
Un esempio è Piano di Montevergine, vigneto di Taurasi dal quale Feudi di San Gregorio produce l’omonimo Taurasi DOCG Riserva.
Così come Gulielmus Taurasi DOCG Riserva della famiglia Capaldo, che nell’annata 2018 è stato selezionato tra i 100 migliori vini al mondo da Wine Spectator nel 2025 — un riconoscimento che parla da solo.

Quando si vendemmia l’Aglianico per il Taurasi?

L’Aglianico è una varietà dalla maturazione tardiva e la data della vendemmia racconta molto del rapporto tra vitigno e territorio irpino.
Storicamente, in alcune zone dell’Irpinia, la raccolta dell’Aglianico raramente iniziava prima del 2 novembre, data della Commemorazione dei Defunti.
Oggi il calendario è cambiato. La raccolta può cominciare nella prima decade di ottobre e, nelle annate più estreme, anche alla fine di settembre. Questo non significa però che tutto il territorio maturi nello stesso momento.
Tra le aree più precoci e quelle più tardive si possono osservare differenze di 20-30 giorni. In alcune aree più difficili e scoscese le operazioni di raccolta proseguono addirittura fino alla fine di novembre.
Questo dato aiuta a capire perché parlare semplicemente della vendemmia a Taurasi possa essere riduttivo: all’interno della stessa denominazione possono convivere tempi di maturazione molto diversi.

Come vengono allevate le vigne del Taurasi?

Nel territorio convivono sistemi di allevamento moderni e forme tradizionali.
Tra gli impianti contemporanei sono diffuse le spalliere con potatura a Guyot, Guyot bilaterale e cordone speronato.
Il Guyot è un sistema di potatura nel quale si lascia un tralcio produttivo destinato a portare i germogli dell’annata successiva. Il cordone speronato utilizza invece una struttura permanente sulla quale vengono mantenuti speroni corti.
Accanto a questi sistemi esistono ancora forme tradizionali come il tendone e la raggiera avellinese, chiamata localmente anche tennecchia.
In Irpinia sono inoltre sopravvissute piante molto antiche, alcune prefillossera e a piede franco.

Che cosa sono le vecchie vigne di Aglianico?

Feudi di San Gregorio studia da oltre quindici anni il patrimonio delle vigne antiche irpine attraverso collaborazioni con università italiane e internazionali.
Le piante oggetto di queste ricerche hanno età che vanno indicativamente da 70 a oltre 150 anni.
Uno dei progetti più importanti è quello dei Patriarchi, realizzato con il professor Attilio Scienza e l’Università di Milano.
Il lavoro comprende lo studio del DNA di piante centenarie prefillossera e a piede franco, la loro catalogazione e la conservazione del patrimonio genetico. Alcuni degli esemplari ritenuti più interessanti sono stati codificati e riprodotti nei nuovi impianti di Aglianico del vigneto Dal Re.
Da alcune vigne centenarie di Taurasi nasce inoltre Serpico Irpinia Aglianico DOC.

Da dove viene il nome Taurasi?

Il nome deriva dal comune di Taurasi.
Esistono testimonianze della produzione di vino in quest’area già in epoca antica. Le prime bottiglie certamente documentate con il nome Taurasi risalgono invece alla seconda metà dell’Ottocento.
Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo un ruolo importante fu svolto dalla ferrovia del vino: durante la crisi fillosserica che colpì numerosi vigneti europei, la domanda di vino proveniente dal Sud Italia aumentò. La stazione di Taurasi, sulla linea Rocchetta Sant’Antonio-Avellino, diventò un importante punto di raccolta dei vini della Valle del Calore.
Si trattava soprattutto di rossi da Aglianico, registrati dagli acquirenti con il nome del luogo di partenza: Taurasi.
Dopo la fillossera, la Seconda guerra mondiale e il progressivo spopolamento delle campagne, il ruolo della ferrovia diminuì. Il nome Taurasi, però, rimase associato al vino della zona.
Quando alla fine degli anni Sessanta si lavorò alla definizione della denominazione, quel nome era quindi già radicato.
La DOC Taurasi fu istituita nel 1970. Il riconoscimento come DOCG arrivò successivamente, nel 1993.

Perché il Taurasi può invecchiare a lungo?

La capacità di evolvere dipende da più fattori, non da una sola caratteristica.
Nel caso del Taurasi sono particolarmente importanti acidità, tannini e struttura, insieme alle caratteristiche dell’annata, del vigneto e alle scelte compiute in cantina.
L’acidità può aiutare il vino a mantenere tensione e vitalità durante l’evoluzione. I tannini cambiano progressivamente con il tempo, modificando la percezione tattile del vino.
Pierpaolo Sirch, responsabile della produzione di Feudi di San Gregorio, definisce l’acidità la “spina dorsale” del vino e la collega alla sua prospettiva nel tempo.
Anche se il potenziale di invecchiamento effettivo di un Taurasi dipende dal singolo vino, dall’annata e soprattutto dalle condizioni di conservazione.

Taurasi, Aglianico e Taurasi Riserva: cosa cambia?

Facciamo chiarezza!

Termine

Che cosa indica

Aglianico

Il vitigno, cioè la varietà di uva

Taurasi

la denominazione DOCG

Taurasi Riserva

Una tipologia prevista all’interno della denominazione, soggetta a specifici requisiti di produzione ed ad un più lungo affinamento


Una tipologia prevista all’interno della denominazione, soggetta a specifici requisiti di produzione ed ad un più lungo affinamento

In sintesi: che vino è il Taurasi?

Il Taurasi è un rosso DOCG irpino da Aglianico, prodotto in un territorio montano e collinare molto articolato.

Cinque elementi per inquadrarlo:

  • da uve Aglianico;
  • l’areale della denominazione comprende 17 comuni;
  • le vigne si distribuiscono da circa 250 a oltre 650 metri;
  • la maturazione dell’uva può essere molto tardiva;
  • acidità, tannini e struttura possono consentire una lunga evoluzione.

L’unicità di ogni Taurasi dipende poi da altitudini, esposizioni e tempi di maturazione differenti.

Quali sono i migliori abbinamenti per il Taurasi?

Il Taurasi è un vino da grandi piatti, da pasti lenti, da domeniche in cui il tempo non conta. Nella tradizione irpina si abbina splendidamente con il ragù, la carne alla brace e i piatti a base di funghi porcini.

Più in generale, la struttura del vino lo rende ideale per accompagnare:

  • Arrosti di agnello e manzo con erbe aromatiche e aglio
  • Brasati e stufati di selvaggina, in cui i tannini trovano il loro contrappeso nella morbidezza della carne
  • Ragù della domenica, quello lento, cucinato per ore
  • Formaggi stagionati come il Provolone del Monaco o il Pecorino di Carmasciano, entrambi prodotti irpini che con il Taurasi formano un abbraccio naturale
  • Funghi porcini, trifolati o in risotto, che rispecchiano le note terrose del vino

FAQ sul Taurasi

Taurasi e Aglianico sono la stessa cosa?

No. Aglianico è il vitigno; Taurasi è una denominazione DOCG. Un vino da Aglianico non è automaticamente un Taurasi.

Quando si vendemmia l’Aglianico a Taurasi?

Oggi la raccolta può iniziare già nei primi giorni di ottobre, mentre nelle aree più tardive può protrarsi molto più a lungo. Storicamente la vendemmia dell’Aglianico arrivava frequentemente a novembre.

Il Taurasi può invecchiare?

Sì. Acidità, tannini e struttura possono dare al Taurasi un importante potenziale di evoluzione. La longevità effettiva dipende però dal singolo vino, dall’annata e dalla conservazione.

A che temperatura va servito il Taurasi?

La temperatura di servizio ideale del Taurasi è indicativamente intorno ai 18°C.

Che differenza c’è tra Taurasi e Barolo?

Si tratta di due dei più importanti vini rossi italiani. Il Taurasi è a base Aglianico e viene prodotto al Sud, nell’areale della DOCG in provincia di Avellino. Il Barolo, a base Nebbiolo, viene invece prodotto a nord nell’omonima DOCG in Piemonte.

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